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Per via del coronavirus, la flessibilità didattica è la sfida che stanno affrontando tutti gli insegnanti, di ogni ordine e grado e in questo preciso momento. La didattica a distanza richiede sicuramente impegno e sforzo notevoli e questo è oltremodo da apprezzare.

Non posso immaginare tutto quello che comporta, ma come ogni situazione che viene affrontata nella vita, anche questa ci insegna qualcosa, persino in questo frangente così critico. Si possono prendere coscienza di alcuni aspetti interessanti. 

Il cambio di didattica, una presa di coscienza

Per quanto riguarda gli studenti, dovere studiare da casa e in particolare senza avere il diretto controllo dell’insegnante, potrebbe essere l’occasione per prendere coscienza della propria responsabilità per quanto riguarda l’apprendimento personale. 

Forse primariamente perché non sono controllati a vista, ma anche l’attivare nuove modalità d’interazione può stimolare un approccio allo studio diverso per i ragazzi. Probabilmente anche per gli insegnanti può generare dei modi nuovi per presentare il materiale di studio.  

Quando si è confrontati con un DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) per trarre pieno profitto dall’insegnamento scolastico, si rivela necessario adottare una didattica diversa dal solito, a prescindere dalla crisi che affrontiamo oggi. Ecco perché è la flessibilità è un toccasana e non solo per chi ha un DSA. Questa qualità va manifestata sia dallo studente che dal insegnante. Purtroppo non è raro che ci siano rigidità da entrambe le parti.

È noto il detto “ciò che flette, non si rompe”. Questo principio è vero anche per l’apprendimento. Infatti il concetto che si ha riguardo al imparare, cioè cosa significa per me imparare, avrà un effetto diretto sul mio approccio al sapere. Infatti se l’alunno considera che imparare abbia una natura fissa e immediata, il risultato sarà che se non capisce l’argomento al primo colpo, svanirà la sua motivazione e di conseguenza anche il successo sarà scarso. La stessa cosa è vera anche per chi insegna, lo stimolo per trovare una didattica adatta svanirà pensando che sia inutile. In questo caso è molto probabile che entrambi subiscano una “rottura” nei confronti dell’apprendimento, cioè  pensando tanto non cambia niente.

Al contrario, avere una credenza riguardo al imparare legata alla costruzione dell’apprendimento, cioè imparare è in costante evoluzione, non solo porta a capire meglio ciò che viene insegnato, ma accresce le motivazioni sia dell’alunno che del insegnante. Di conseguenza sarà più facile accettare le sfide della didattica flessibile, sia per l’uno che per l’altro. Con quale il risultato ? Una consapevolezza di stabilità e progressione degli apprendimenti. Non credo di sbagliarmi dicendo che quando un ragazzo, dislessico o con altri DSA o no, ha questo pensiero, è stimolato in modo molto forte verso il sapere. Di fatto dobbiamo ammettere che il primo attore nel creare questo effetto sarà certamente l’insegnante. Questo perché è lui il “rappresentante” del sapere.

Raccogliere la sfida della flessibilità della didattica

L’insegnante è in prima linea sotto tanti punti di vista. Per esempio nell’individuazione dei disturbi dell’apprendimento, che sia dislessia, discalculia o disgrafia e disortografia; ma anche nel trasmettere il sentimento di autoefficacia per quanto riguarda la scuola e gli apprendimenti.

La flessibilità permette di imparare a conoscere e sfruttare modalità di apprendimento diverse, con metodi di studio più flessibili, ma non per questo meno significativi. Il coronavirus potrebbe averci costretto a scoprirli.

Il detto recita che la necessità fa virtù. Avvaliamoci di tutto ciò che scopriamo in questo momento di crisi, anche dopo, per migliorare la didattica con flessibilità, così da potenziare i punti di forza dei nostri ragazzi dislessici e non. Quali sono alcune caratteristiche della didattica a distanza che pensate di sfruttare anche una volta passata la crisi coronavirus ?

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