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FAD è l’acronimo di formazione a distanza, a scuola parliamo di didattica a distanza. All’ora del coronavirus, la distanza è un concetto ricorrente. Siamo in fila al supermercato, dobbiamo mantenerci ad almeno un metro dagli altri. La quarantena ci costringe a mantenere le distanze dai parenti, amici e colleghi di lavoro. In altre parole viviamo un distanziamento sociale. Questa situazione cambia radicalmente molte delle nostre abitudini. Ma ho riscontrato che mette anche in luce, meccanismi sociali interessanti nel contesto scolastico. FAD, un rapporto distante o vicino ?

Questi tre concetti sono spesso usati come sinonimi, tuttavia indicano tre aspetti diversi dell’insegnamento. L’istruzione è l’acquisizione di conoscenze, informazioni e nozioni e può essere educativa e/o formativa. Questi due termini indicano invece un’acquisizione di atteggiamenti e capacità

È rilevante notare che questi tre concetti sono assolutamente interconnessi, perché la conoscenza a sé stessa non garantisce il saperla usare, perché non basta conoscere le parole per saper parlare. Quindi è necessaria anche la capacità. Allo stesso modo se manca l’atteggiamento giusto, la conoscenza è resa sterile, perché senza motivazione, disponibilità e interesse non verrebbe messa a frutto.

A scuola viene elaborato il POF, piano dell’offerta formativa. A rigor di termini indica proprio che la scuola non fornisce semplicemente una valanga di conoscenza, ma ha uno scopo formativo che permette il pieno sviluppo della persona, come recita l’articolo 3 della Costituzione.

Ho trovato molto interessante un commento di Daniela Lucangeli, professoressa di Psicologia dello sviluppo e prorettrice dell’Università degli Studi di Padova che, commentando una certa tendenza della didattica a distanza, esorta gli insegnanti a concentrarsi sulla loro funzione primaria che è quella “di aiutare, sostenere e accompagnare i bambini e i ragazzi nel loro percorso di sviluppo personale, infondendo loro curiosità verso le cose della vita e fiducia nelle proprie capacità”. In queste poche parole emerge bene come sono intrecciati i concetti di istruzione, educazione e formazione.

La formazione a distanza privilegia il docente o l’allievo

Il contesto emergenziale di questa nuova forma di didattica a scuola ha creato non poche difficoltà. Formazione tecnica improvvisata, riprogrammazione della didattica, non tanto nella sostanza, quanto nella forma. Senza parlare anche di tutto l’aspetto “burocratico” come verifiche e valutazioni. Il tutto nel giro di pochi giorni. Non è una sfida da poco.

D’altro canto anche per i ragazzi, il confinamento in casa, la nuova organizzazione familiare sia nei tempi che negli spazi, la routine stravolta e, non meno importante, anche la preoccupazione di questo nemico invisibile che avanza inesorabile, lascia i suoi segni evidenti o meno.
Non saprei dire se qualcuno è effettivamente privilegiato dal FAD a scuola, ma una cosa che ho potuto notare è che emergono aspetti interessanti al di là della mera istruzione. Quando si parla di formazione, il termine deriva dal formare, inoltre, il pedagogista sovietico Vygotskij disse che diventiamo noi stessi attraverso gli altri. Lo scambio e il vivere insieme questa emergenza sicuramente lascerà un’impronta nei ragazzi, che va oltre la conoscenza che viene trasmessa attraverso Internet; ma penso lascerà il segno anche negli insegnanti confrontati con una visione diversa dell’insegnamento e del rapporto con i propri alunni.

La relazione attraverso la rete

In questa occasione così critica, credo che si possa dire che faccia emergere il vero insegnante, quella persona che non trasmette solo il sapere, ma che insegna la curiosità, il desiderio di sapere, che stimola la riflessione, cose che realmente formano per la vita.

Stando in casa ho avuto modo di osservare alcune episodi che ritengo molto belli che vorrei condividere. Quando si convive con i DSA, la scuola, anzi sarebbe più corretto dire l’istruzione, è una scalata molto ardua e molto lunga, spesso così difficile che per riuscire ad andare avanti si tende a perdere di vista i concetti di educazione e formazione globale dello studente, o meglio della persona, a favore del rendimento.

 

Per esempio prima di iniziare storia o italiano, la professoressa riserva 10-15 minuti alla lettura di un romanzo di un autore locale, elemento di un progetto formativo proposto all’inizio dell’anno. Fin qui niente di particolare, anche se per un dislessico è un approccio alla lettura molto auspicabile e positivo. Il particolare che reputo parte della formazione e dell’educazione e quando la professoressa ha messo anche una musica di sottofondo. Tutti i componenti della classe erano lontani tra loro, ma quel momento è stato così coinvolgente che anche noi a casa ci siamo fermati ad ascoltare la lettura. Non pensate che sia un trasmettere il piacere di leggere e non solo insegnare la lettura ? Complimenti alla professoressa.

Un’altra circostanza che ho apprezzato, è legata al sapere stimolare la riflessione e il prendersi il tempo per guardare intorno a sé e rifletterci sopra. Prima del coronavirus eravamo in una spirale vorticosa di cose da fare, luoghi dove andare e mille altri impegni che spesso ci hanno portato a non vedere nemmeno più chi avevamo intorno. Questo professore, che ha solo due ore a settimana, ha mandato via email un compito da fare in questi termini :

“Cari ragazzi,
comprendo la vostra sofferenza di non potere vivere la vostra libertà a pieno.
Nella mia città sta nevicando. L’aria è fredda, ma la luce è bianca e il sole alto.
In questi giorni, mi avete dimostrato la vostra serietà, la vostra tenacia, il vostro grande cuore e di questo sono fiero e vi sono grato.

Quindi, oggi non vi chiedo di ascoltare una lezione o di fare una ricerca, ma di guardare il cielo da una finestra aperta, su un balcone di casa o sul giardino del vostro piano terra, protetti da una mascherina e con indosso un bel giubbotto.

Sognate e riflettete sulla bellezza della natura.
Coltivate nel profondo il pensiero di cosa sia il Diritto di libertà, di quanto grande e potente sia la vita.
Dopo un periodo di alcuni minuti, scrivete.
Scrivete una poesia sul Diritto di libertà.
Un grande abbraccio a tutti.”

Infine l’ultimo aspetto che vorrei indicare, che secondo me fa parte dell’educazione che dobbiamo dare ai nostri ragazzi, noi grandi (non solo gli insegnanti, ma anche noi genitori); sta nell’insegnare che nella difficoltà ci si aiuta e si collabora. In questo frangente, lo spirito di squadra e di collaborazione tra i vari docenti traspare tantissimo ed è un insegnamento senza parole; un fattore di educazione morale e di principio di vita. Credo che tutto questo lascia comunque un segno.

Non sappiamo le ripercussioni che porterà il coronavirus nel medio e lungo termine, ma stiamo riscoprendo alcuni concetti fondamentali che forse avevamo perso di vista. Il collaborare e sostenersi a vicenda, perché ognuno di noi continui il suo percorso formativo. Una crescita importantissima sia che siamo insegnanti, alunni, genitori o figli.

Tu, come riesci a unire l’istruzione e la formazione coinvolgendo i tuoi ragazzi ? Scrivilo nei commenti.

Fonte : Vita.it

Foto di Gerd Altmann da Pixabay e StockSnap da Pixabay

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