Quando pensi alla parola SFIDA,
cosa ti viene a mente?

Affrontare un avversario?
Una competizione?
Il bisogno di dimostrare qualcosa?

Oppure

il mettersi in gioco?
Il raggiungere un obiettivo mai conseguito?

Quando arriva la diagnosi di bambini con DSA, i sentimenti che i genitori provano sono più della prima categoria.

Il modo in cui, noi genitori affrontiamo questa nuova situazione farà una grande differenza per il benessere dei nostri figli. Per individuare come fare, è necessario capire qual è il giusto atteggiamento da adottare e soprattutto cosa fare per vincere questa sfida insieme ai nostri figli anche con disturbi specifici dell’apprendimento.

Bambini con DSA, la grande sfida tra dislessia, genitori e figli
in breve

Genitori di bambini con DSA

Le emozioni che pervadono i genitori al momento della scoperta del disturbo di apprendimento del proprio figlio sono spesso senso di colpa, frustrazione, preoccupazione e impotenza. Tutte emozioni negative, ma pur sempre molto presenti. Questo è il momento in cui viene lanciata la sfida ai genitori. Ma chi è veramente lo sfidante?

Non è insolito che i genitori pensino che in qualche modo sia colpa loro, se il bambino abbia queste difficoltà. Oppure venendo a conoscenza della familiarità del disturbo, si chiedano da chi, in famiglia, dipenda questo problema. Un disturbo di apprendimento non ha un colpevole e capire questo è il primo passo per raccogliere questa sfida in modo costruttivo. In seguito è necessario comprendere bene cosa rappresentano questi DSA per i bambini.

Bambini DSA: significato

Qualcuno si chiede chi sono i bambini affetti da DSA. In prima battuta ti risponderei che sono bambini come tutti. Tuttavia sarebbe una semplice frase fatta, perché di fatto ogni bambino è diverso, indipendentemente dai disturbi dell’apprendimento. Di conseguenza comprendere effettivamente cosa significa, credo che sia tanto complicato quanto fondamentale.

La risposta non è così semplice. Perché già la domanda contiene un bias, cioè in psicologia un errore. I DSA non sono una patologia. Molti si ergono a spada tratta nel definire i DSA una semplice caratteristica. È vero che è una caratteristica, ma è molto lontana dall’essere semplice. Come si può raccogliere una sfida se non si capisce chi o che cosa abbiamo di fronte?

La causa dei DSA e la plasticità del cervello

I DSA nei bambini hanno un’origine neurobiologica. Questo implica un funzionamento neurologico singolare. Tuttavia è bene ricordare che ognuno di noi sviluppa un funzionamento neurologico particolare, per via della plasticità cerebrale. Fin dalla nascita, le nostre esperienze di vita modellano fisicamente la nostra rete neurale. Ovviamente nella stragrande maggioranza le differenze rientrano in alcuni parametri, ma ognuno si sviluppa in modo diverso.

Il cervello ha delle capacità stupefacenti che spesso sottovalutiamo o ignoriamo proprio. In una sua conferenza, nel mettere in evidenza queste caratteristiche del cervello, il Professore Dehaene, portò in esempio un ragazzo al quale da bambino fu asportato l’emisfero destro, solitamente considerato sede della creatività. Questo ragazzo è diventato un pittore di successo, perché la plasticità cerebrale ha permesso di sfruttare la rete neurale dell’emisfero sinistro per sviluppare la sensibilità e la creatività necessarie per un artista.

La plasticità del cervello non è da sottovalutare

Quindi, se hai fatto una ricerca per capire i bambini dsa chi sono, la risposta è che sono bambini come tutti gli altri che hanno bisogno di crescere e svilupparsi con la guida e l’aiuto dei loro adulti di riferimento, per esempio genitori e insegnanti.

In sostanza un bambino con DSA è un bambino che ha bisogno di crescere accompagnato e guidato come qualsiasi altro bambino. Fondamentalmente tutto dipende dalle stimolazioni alle quali sarà esposto.

Quindi dove sta la sfida per il genitore? Sta in primo luogo nell’adottare il giusto punto di vista rispetto a questa sfida. Non una competizione o un duello da vincere, ma il sapersi mettere in gioco per raggiungere un obiettivo mai conseguito.

La scoperta di un obiettivo inesplorato

I DSA richiedono obiettivi educativi inesplorati

Quando nasce il nostro primo figlio diventiamo genitori. Che emozione! Ma cosa ci rende idonei come padre o madre? La questione della genitorialità è importante e i DSA possono farci sentire sotto scacco da questo punto di vista. Solitamente, chi più e chi meno, ci rifacciamo al modello educativo dei nostri genitori.

È qui che risiede l’obiettivo inesplorato, perché il piccolo con DSA è speciale, atipico e dobbiamo creare un modello educativo nuovo, inedito e sconosciuto. Questa è la vera sfida, l’educazione, prima ancora della questione didattica.

La sfida dei DSA nei bambini

I DSA emergono all’entrata a scuola e questa diventa una vera e propria difficoltà “cronica”. Questa persistenza metterebbe sotto stress chiunque. Cosa significa per un alunno con DSA? Tensioni, ansia e senso di inadeguatezza. Anche lui è confrontato con una sfida. Come noi dovrà decidere se affrontarla in maniera costruttiva o meno e il nostro esempio sarà di vero impatto in questo. – Vedi articolo Emozioni e apprendimento.

Genitori e dislessia:
cosa possono fare per vincere questa sfida

All’inizio, il percorso è abbastanza in salita, perché si è confrontati con una difficoltà che non si capisce e non si riconosce per due motivi. Da una parte il bambino non è in grado di esprimere la natura della sua difficoltà e dall’altra è un argomento misconosciuto.

Informarsi

Il bambino non riesce lui stesso a spiegarsi perché un’attività così semplice per gli altri, a lui risulti così difficile e faticosa. Tant’è vero che sfocia spesso nel suo rifiuto di fare certe attività, come la lettura o il calcolo; reazioni che noi adulti spesso attribuiamo ad un problema di volontà e impegno e non da un problema funzionale. Devo confessare che a volte è molto difficile capire la frontiera tra le due cose.

Tuttavia pur conoscendo tutti il termine “dislessia, sono pochi quelli che sono in grado di individuarla e riconoscerla.
Di conseguenza, per me personalmente è significato leggere, studiare, e cercare di capire cosa significa veramente. Ciononostante rimane il fatto che anche con tutto il nostro impegno, per i normo lettori, questa condizione rimane quasi impenetrabile. Figuriamoci senza informazione.

Vincere la sfida dei DSA con l'informazione
Non procrastinare

Non procrastinare

Il fattore tempo è importantissimo. L’intervento specialistico tanto più è precoce quanto più sarà efficace. Quindi è essenziale non rimandare né la valutazione funzionale, né l’intervento logopedico.
Per il genitore alcune volte sembrerà di fare il giocoliere tra i compiti assegnati dalla scuola e dal logopedista, ma non è fatica vana. Perché questo coordinamento porta rapidamente i suoi frutti. A questo punto, il ruolo del genitore diventa cardine nel creare la rete intorno al bambino dislessico.

Parent training DSA

La gestione di tutto ciò che significa avere un figlio dislessico non è sempre molto intuitiva. Pertanto può essere utile anche un percorso di parent training che ha lo scopo di aiutare i genitori a far fronte non solo alle proprie emozioni come sensi di colpa o frustrazione, ma anche al gestire le situazioni pratiche legate al bambino e alla scuola. Quest’attività può essere svolta sia in gruppi organizzati, che a livello individuale familiare insieme allo specialista.

La collaborazione è il punto di svolta

Trovare le giuste figure professionali è fondamentale, ma anche qui non è sempre facile. Sovente i tempi dell’ASL sono lunghissimi e non riesce sempre a dare molta assistenza. Ad ogni modo le figure interessate sono:

  • Il neuropsichiatra infantile per una diagnosi precisa e dettagliata.
  • Il logopedista che si occupa della riabilitazione.
  • Gli insegnanti.

Insieme ai genitori, queste figure possono veramente fare la differenza nell’affrontare le difficoltà che comportano i DSA.

I genitori hanno un ruolo di catalizzatore. In chimica il catalizzatore accelera la velocità di una reazione, senza alterarne il processo. Ovvero, con il loro atteggiamento costruttivo, i genitori e gli insegnanti possono favorire lo sviluppo e la crescita del bambino e non solo dal punto di vista degli apprendimenti scolastici.

In conclusione noi genitori abbiamo l’opportunità di raccogliere la sfida che ci presenta la dislessia, supportando così i nostri figli. Mettendoci in gioco potremo raggiungere nuovi obiettivi e insegnare ai nostri bambini a fare lo stesso.